A Te

14 Ott

È una tipica giornata di metà ottobre. C’è il primo freddo, le prime piogge, ricominciano le serie Tv che mi tengono occupata la mente; insomma ci sono tutti i presupposti per deprimersi su un divano e sprofondarci dentro e non riemergere fino al primo caldo. Sono seduto, non ho un divano, ma una comoda sedia. Per ora va bene così, è il minore dei miei problemi ad ora. Cerco di lavorare, ma il cervello devia tutte le conoscenze in un vuoto pneumatico che assorbe me ed il mio sguardo. Guardo il codice di una pagina, ma il mio sguardo si ferma prima, forse non supera neanche le palpebre. Acquisisce dei colori che non interpreta. Scrollo la testa, devo riprendermi, devo riprendere possesso del mio corpo e del mio cervello. Propendo per uno chock. Metto su qualcosa di demenziale, per aiutarmi a non pensare: guardo telefilm, i Simpson, i Griffin, spezzoni di cagate su Youtube, senza successo. Il mio cervello è troppo preso. Per un secondo avverto una pausa, come se i mille pensieri che il mio cervello è pronto ad elaborare, si fossero fermati tutti all’unisono, come quando in una stanza affollata, una persona grida all’improvviso.
Sono fermo, immobile, muto ed assuefatto a quell’anfratto di tempo che ormai sembra immenso. Mi accorgo in quel momento di un rumore secco, ostinato e ripetuto, che addirittura mi fa tremare le dita; penso provenga da fuori, ma poi subito lo riconduco alla sua fonte: è il mio cuore che batte meno velocemente del solito, ma con una strana insistenza, come se volesse dare manforte al cervello e stesse bussando alla mia gabbia toracica per dirmi: “Hey, ascoltalo! Ti sta parlando!”.
Ormai è chiaro il segnale, il mio corpo mi sta chiedendo udienza. Persino cuore e cervello, spesso nemici tra loro, si sono accordati per parlarmi. Resto freddo, devo capire da dove cominciare. Quando hai la testa che brulica di mille pensieri è come cercare di spinger fuori un grosso sacco da una porta, non ci passerà mai tutto di un colpo! Decido di mettere in fila il fardello di questo sacco e di mettere ordine ai miei pensieri in modo da calmare i colpi che il mio cuore insistentemente continua a battere su di me.
Tutto ha la sua origine, tutto ha una spiegazione. Ho deciso di scrivere tutto, in modo che l’ordine delle mie idee fosse mantenuto il più possibile.
Dedico questo a TE. Non credo serva fare nomi e cognomi, so che non sei fan della pubblicità gratuita degli affari che ti riguardano, ma so anche che saprai e che capirai.
Non ti ho mai dedicato niente, ti ho data sempre per scontata, non perché fossi scontata, ma perché ti ho sempre ritenuta una parte solida della mia vita su cui sapevo di poter contare. Uno po’ come una di famiglia, anzi, saresti il principio della mia nuova famiglia.
Ecco, un nuovo blocco. I pensieri si ammassano veloci, e non so da dove riprendere: dichiararle per l’ennesima volta il mio amore? No, cadrei nel melenso e potrei sembrare noioso. Magari faccio il simpatico e cerco di ingraziarmela di nuovo? Mmmmmm, mi sembra un po’ da paraculo, e non sono nella situazione di farlo. Allora esprimerò tutto il rancore che ho per i suoi comportamenti assurdi? Beh decisamente no, non ha molto senso dedicare a qualcuno un cazziatone; avrò pur perso il mio smalto, ma questo so anche io che non si fa. Magari con una canzone? La musica è stato il motivo per cui ci siamo conosciuti e che ci ha avvicinato? Beh si, è una dedica carina da fare, ma finisce li, non ha molto a che fare con il mio stato d’animo, e poi avrebbe senso se potessi vedere la faccia che fa.
No, serve ordine. Serve concretezza. Inizierò con delle frasi semplici che riescano a rendere a pieno il ritmo tribale che il mio cuore ormai sta tamburellando sulle mie costole.
Tu sei speciale. Vorrei dirti grazie per tutto quello che sei stata e che sei ancora. Sei davvero la mia roccia, un mio punto saldo anche quando non ci sei. Sei la pietra di paragone per ogni cosa che mi accade. Sei quello che voglio e per cui ho capito vale la pena lottare, perché in amore non ci si arrende, ma si lotta. Sei l’unica. Ho avuto una vita decisamente movimentata, piena di sbagli, di momenti tribolanti tra di noi e di incomprensioni, ma alla fine, comunque andassero le cose, ho sempre saputo che eri tu la parte del mio tutto, eri tu la mia isola felice, so che c’eri, e spero che continuerai ad esserci in futuro. Tu sei forte. sei una persona intelligente, piena di spirito, sei testarda e caparbia, ti sei data degli obiettivi che hai raggiunto in maniera invidiabile, sei stata l’ispirazione per molte delle cose che ho fatto e delle quali, ahimè, non ti ho resa mai partecipe.
Il mio cervello continua a pulsare, il cuore ormai ha una cassa armonica talmente forte che fa vibrare anche le gambe. È il turno della mia indignazione, della rabbia. Si, perché per quanto io ti voglia bene, sono anche arrabbiato. Sono furioso nel vedere una ragazza bella, intelligente, ed affascinante, farsi ammaliare dalla stupidità melliflua di qualche tua amica. Sono furioso nel vedere come lei ti tratti, con quale leggerezza tenga poco a te e ti sbatta come se fossi una sua mera proprietà, in attesa di un suono nuovo spasimante, per accantonarti in un angolo, salvo sua necessità. Sono furibondo perché glielo permetti. Sono nero perché ti illudi di avere questa situazione sotto mano, con falsa consapevolezza, ma poi fai una faccia seccata ad ogni sua stupida richiesta. Sono furioso perché lei continua a remare contro di me, senza un motivo o, forse, solo perché le fa comodo averti alla sua mercé.
Sono arrabbiato con me, perché spesso non riesco a trattenermi, perché non riesco a darti lo spazio che ti serve, perché sono troppo ossessivo, ma se poi non lo sono, ti sento scivolare via, e la sensazione di vuoto, mi fa sentire perso. Sono arrabbiato con me perché sbaglio sempre, e quasi tutto. Perché voglio strafare, perché i tempi non sono giusti, perché le azioni sono travisate e per altri mille motivi. Sono arrabbiato con noi, perché ci stiamo arrendendo.
Te l’ho sempre detto: siamo una coppia invidiabile; sono dannatamente arrabbiato perché abbiamo smesso di lottare, e soprattutto perché c’è stato un periodo in cui abbiamo lottato, ma solo per farci male.
Respiro profondo. Cerco di rallentare il battito. Chiudo gli occhi e mi appare il tuo sorriso. Sono di nuovo felice.
Sono felice, perché ho conosciuto il tuo sorriso, perché so come farti ridere, perché quando ti sento ridere non esiste pioggia di ottobre che tenga: dentro di me e sul mio volto c’è un sole che sembra pieno luglio! Sono felice perché di fianco a te hai (per fortuna) delle amiche che ti stanno accanto, e che ti capiscono davvero, che vogliono il tuo bene, che anche conoscendo la tua caparbietà ti correggono se sbagli, e ti sorreggono se non stai bene (a differenza di chi, nel vederti affaticata psicologicamente ha asserito seraficamente: “Non l’ho mai vista meglio!”). Sono felice perché ogni volta che riesco a strapparti due minuti per vederti, anche se sei arrabbiata, stanca o malaticcia, hai sempre un bacio ed un abbraccio per me. Sono felice per tutte le volte che mi rispondi al telefono quando la mia giornata è storta, e la rendi meravigliosa.
Sono felice anche perché finalmente mi sto battendo per qualcosa in cui credo veramente.
Non so come andrà a finire tutto questo, so però che ti arrabbierai per questo post, quando e se lo noterai. Vorrei solo ritornare ad essere per una volta il tuo principe azzurro perché il buffone di corte, ormai, è morto e sepolto. Vorrei che la principessa da salvare fossi tu, e che come in ogni storia che si rispetti, io ti salvi, ed uccida tutti i draghi del nostro passato e la strega cattiva che ti ha fatto il maleficio.
Chiudo citando una cosa che mi hai scritto su un biglietto che ho ritrovato.
Bamboo. I WUV YOU

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