Figli della norma

3 Nov

Sono in tribunale in attesa.
Pensavo che spesso non è importante dove una persona si trovi, ma quello che la situazione genera in se. Non so come sia arrivato a tutto questo, ma so solo che quello che sto vedendo è di sicuro al limite della normalità.
Di sicuro non sono un fan sfegatato della normalità, specie in virtù del fatto che la ritengo una definizione astratta e pretestuosa (oltre che presuntuosa, direi sovrastimata). Le persone che cercano di tenersi stretti alla normalità, secondo me, spesso hanno paura di esporsi, come se avessero qualcosa da nascondere o da cui fuggire.
Ritengo sia più utile parlare di normalità come atto di coscienza, più che come comportamento mediato dall’uso comune; per la serie “la scimmia vede, la scimmia fa”.

Per fortuna, la vita è varia e ci fa assaporare tutte le sfaccettature, e spesso, con una spiccata ironia, ci fa ridere ponendoci di fronte a situazioni paradossali.
Sono seduto su una panca in legno, consumata dalle attese della gente che ci ha sostato su; c’è un freddo che punge come è ovvio che sia in inverno, ma da ancora più fastidio, visto che i termosifoni sono stati messi cordialmente in stand-by da un parsimonioso manutentore. Mi raggomitolo nel mio giubbotto cercando di generare calore, poi decido di camminare nell’androne, come in una specie di riscaldamento atletico, poi cerco col cellulare un posto dove ci sia segnale, magari ammazzo l’attesa nel frattempo che la situazione migliori, o il mio cuore non decida di iniziare un’auto-conversione da sangue a NOS.
Ritorno a sedermi, fa troppo freddo e sono qui da troppo tempo. Inzio a notare i passanti. Mi piace cercare di cogliere quei piccoli dettagli della gente mentre non ti guarda, mentre sembra impegnata a vivere, ma in effetti è troppo interessata a non annoiarsi e si inventa una presunta vita interessante.
Una cosa interessante che noto è questa orda di avvocati che camminano con passo maestoso e fiero col quale cercano di attribuirsi un vezzo che la loro indole non gli ha dato. Abiti eleganti, orologi il cui quadrante farebbe invidia al Big Bang di Londra per la stazza, capelli con acconciature inconcepibili che neanche le loro ancelle, che con passo lesto e timorato, si possono permettere. È bello vedere come si riesce a capire la loro “misura” dal numero di proseliti che hanno al seguito. Preoccupante è l’aspetto delle suddette. Praticamente delle modelle mancate; ed è preoccupante per due motivi: o è un segno dell’insicurezza / bassezza morale dei principi del foro, o i miei sogni alimentati dalle varie Gloria Guida, Edvige Fenech, Nadia Cassini etc sono finalmente realtà ed io avrei dovuto fare giurisprudenza!!!!
Con un po’ di vanità li guardo, e mi guardo, per capire cosa effettivamente differisca le persone dal punto di vista puramente stilistico, che poi si introietta in noi, fino ad essere espressione del nostro ego.
Chiedete a qualsivoglia donna vittima della moda o ad ogni omosessuale che si rispetti: il maglioncino viola ed i pantaloni marroni sono in una relazione complicata, se non sull’orlo del divorzio!
È vero, sono eleganti e super firmati, ma lo stile davvero è un’altra cosa. Non mi capaciterò mai del fatto che i miei denim ricercati con cura con maglioncino e t-shirt al seguito, tutto rigorosamente monocolore, siano più “chiassosi” e meno eleganti di un paio di pantaloni dal colore improbabile con camicia indescrivibile e cravatta di cui non vorresti raccontare a nessuno.
Siamo schiavi della moda ed è vero, ma la cosa preoccupante è proprio quel concetto di normalità al quale mi riferivo prima; ci ostiniamo fino all’esasperazione per sembrare normali. Ma perché? Paura. Semplice paura.
Dobbiamo essere accettati e far parte del branco, e per paura di non farne parte, tendiamo a conformarci, fino ad estremizzare questo processo. Facciamo un esempio: le Converse. Le stesse scarpe che quando ero piccolo trovavi nei mercati rionali, e che con cinque mila lire te ne davano un tir visto che pochissimi se le cagavano. Oggi sono ritornate di moda, e quasi ogni ragazzo ne ha un paio (almeno). La follia subentra quando il numero di paia supera la decina, e le fantasie ed i colori sfiorano il limite della deceza (ops, guarda caso come gli avvocati di cui sopra!). È vero, viva la varietà, ma un paio di scarpe color “sacchetto-nero-lucido-della-spazzatura” possiamo affermare a gran voce che sia decisamente troppo!
La cosa tragica (per non dire triste) è che difendono a tutti i costi questa sacrosanta indipendenza ed originalità, come se davvero fossero così unici come credono di essere. Mi ci metto anche io in mezzo. Siamo davvero così originali come vorremmo far credere? No. Senza mezzi termini. Siamo davvero lo spauracchio di noi stessi, e non importa che ci si rifaccia allo stile più generalista, ad una moda in particolare, o alla setta del “metto-ciò-che-trovo”; saremo sempre definibili, anche quando cercheremo di andare contro ogni tendenza, saremo parte di un gruppo di persone che vogliono andare contro tendenza. Allora mi chiedo dove sia finita l’originalità, quella spinta che fa gongolare ogni tanto, quella smodata ricerca del nuovo, quel modo di divincolarsi alle convenzioni? È davvero sparita? Mi auguro di no, direi solo che è stata sedata, si è intorpidita sotto la coltre della nostra mediocrità morale. La stessa mediocrità che non ci spinge più a cercare oltre quello che i nostri occhi siano in grado di vedere.
Dovrei teoricamente giungere ad una conclusione a questo punto, e magari rispondere a qualche domanda, ma sono ancora con lo sguardo perso sulle avvenenti avvocatesse che con i loro tacchi scandisco il tempo in quell’androne mentre seguono attempati uomini di mezza età, dai gusti discutibili.
Resto ancora qui, sulla stessa panca in legno gelida, ad aspettare che la normalità mi travolga, magari con dei pantaloni di vigogna color vinaccia e che mi spieghi perché sono ancora reietto a quel concetto di normalità che la mia faccia ormai così eloquentemente grida a gran voce, tanto da farmi squadrare da tutti i passanti, come se fossi nudo.
È ora di andare a casa…anche oggi il giudice, non c’è….ed è normale…

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2 Risposte to “Figli della norma”

  1. DAMAXX novembre 4, 2010 a 09:49 #

    Noi, con il vezzo dell’eloquio.
    Bravo Bik, bel pensiero.

    p.s. io ho le Converse BlackShine, sorry. 🙂

  2. Daniele novembre 10, 2010 a 19:07 #

    <>
    Buona domanda, il problema secondo me è nel farsi o meno questa domanda. Se uno cerca di essere unico non so sarà mai, ma se uno E’ UNICO come potrebbe non essere unico?… quindi nel momento in cui ti chiedi se sei davvero originale, paragonandoti quindi alla moda perdi l’originalità.
    Contorto ma chiaro?

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