Sono sempre gli eventi traumatici (non per forza di grossa intensità) che sono in grado di riportarmi su questo blog a scrivere. E so il perché.
Questa resta una valvola di sfogo, dove posso esternare i miei malumori, e condividerli, nella speranza che qualche sprovveduto lettore mi dia la “chiave” per vedere gli eventi da un’altra prospettiva. Ok. Sono un povero illuso, ma funziona bene così.
Ho dedicato la mia vita all’evoluzione. In tutti i sensi. Dal semplice guardaroba, alla musica, ai pensieri. Sono un figlio del “panta rei” per dirla come Eraclito.
Era una calda estate di primavera, ed ero in giro a sfoggiare la mia nuova felpa con una grafica giapponese stilosissima, pezzo raro, trovata al mercato per poche migliaia di lire (si, sono vecchio, la mia infanzia era in lire). Avevo il “Walkman” nelle orecchie che mi sparava “Verba Manent” di Frankie Hi Nrg nelle orecchie. Ero tranquillo e spensierato. Incontro un mio amico che mi presenta quello che ai tempi era uno dei miei idoli, l’unico che “faceva hip hop” nella solitaria Terlizzi. Mi fece conoscere mille cose nuove, e mi instaurò il germe della curiosità. Avevo 12 anni.
Ora di anni ne son passati praticamente altrettanti, sono a quota 27, e in questo lasso di tempo sono successe mille cose. Ho fatto sei dischi, milioni di basi e mille party, sempre mosso dagli stessi fattori: la curiosità e voglia di fare.
Era il 2001/2002 quando organizzai il primo party a Molfetta, in un pub che era praticamente un buco. Ricordo che una sera, suonammo un pezzo di un illustre sconosciuto, sotto consiglio di fonti d’oltre oceano. Ci piacque sin da subito, ma la prendemmo alla leggera; l’illustre sconosciuto, qualche tempo dopo, con quello stesso pezzo, era in radio a rotazione continua: Sean Paul con Get Busy. Quelli erano i nostri party, e quello era ciò che volevamo fare.
Da allora ho girato mille posti, di tutti i tipi, dal più infiocchettato e fighetto, al più spartano e spicciolo. Volevo far ballare e far conoscere la musica che a me piaceva, e che so che sarebbe piaciuta.
Era il 2008. Serate varie, discoteca, feste private, commistioni di generi musicali, le contaminazioni dell’hip hop con la musica elettronica, bella gente e pochi soldi, ma andava bene così. Mi innamorai di un pezzo, fantastico, ritmo elettronico, tendente all’house ed un rappato molto rilassato, che risanava quell’arte dello story-telling che molti rapper hanno perso. Lo suono a qualche serata, ma nulla. Riprovo in discoteca, sembra non attecchire. Eppure è strano, difficilmente avevo sbagliato qualcosa in quell’ambito, ma come si sa, per tutto c’è una prima volta.
Era lo scorso marzo. Seratone in cui uno dei miei dj-rapper-producer preferiti fa il dj set a Bari. Doverosa la presenza. Il dj set inizia con dei mid tempo robra freschissima come l’ultima di Maino o classici dai quali un po’ (troppi) artisti si sono ispirati. Salgono i ritmi, salgono i bpm, il calore ed il sudore, fino a che non riconosco un suono in particolare. È proprio quel giro di batteria elettronica. È lui! mi si spalancano gli occhi, le braccia iniziano a volare verso il cielo, le gambe seguono a ruota; sembro un invasato. Il mixaggio è più definito: si, è proprio lei. Volo! Grido come un pazzo, come se l’avessi scritta io.
Dal 1995 ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti, ho conosciuto molta gente, ne ho persa altra, con altri pensavo di avere un rapporto speciale, ma sono stato perentoriamente deluso, di altri ho scoperto cose piacevoli che non credevo. C’est la vie.
Ci sono delle persone, che proprio per via di questo rapporto decennale, non riesco a rimuovere, per quanto infide e bastare si siano dimostrate.
È oggi, è ora. Facebook, la mia dose quotidiana di tristezza binaria, mi da il colpo di grazia. Scorgo tra la valanga di post su Farmville e derivati qualcosa di strano, che mi ghiaccia. Dei ragazzetti, direi pivellini, organizzano serate hip hop e guarda un po’ in uno spot (spudoratamente copiato) mettono in sottofondo quella canzone che loro stessi fino a qualche tempo fa avevano snobbato, e per di più scopro che alcune delle persone per le quali mi sono sperticato, combattuto e difeso pedissequamente, sono tra gli organizzatori, e che stranamente (e puntualmente) in queste situazioni “scordano” il mio nome, numero di telefono, contatto facebook/msn/skype, indirizzo di casa e chi più ne ha, più ne metta. Le stesse persone che con la faccia da culo sono venute a “lodare” il mio operato come grafico (non era periodo di saldi, forse).
Non contento, approdo nella terra di nessuno, e guardo le foto, raccolgo pareri. Praticamente una copia riuscita male di quello che ho fatto io per anni. Mancanza di stile, approssimazione, carenza di originalità. Un colpo al cuore.
Come al solito mi sento un coglione che per anni ha cercato di innovarsi, di essere curioso, di guardare al futuro e di coinvolgere nel bene e nel male tutte le parti, a prescindere da tutto, e per l’ennesima volta, quando toccava a me, essere scavalcato, per ritrovarmi estromesso, ma pronto ad essere contattato quando si necessita di “favori”.
Io, per ora, continuo per la mia strada. Faccio parte di una squadra che organizza party realmente fuori dal comune, e che muove gente; lavoro con fierezza nel club più blasonato della Puglia, non è per “mancanza di alternative” che mi aspettavo “considerazione”. Chiamiamola “anzianità”, “esperienza”, o amicizia, ma ritengo che in certi casi ci sono delle gerarchie che andrebbero rispettate sempre e comunque, così come ho fatto e vorrei che venisse fatto.
Per l’ennesima volta, annunciamo la morte dello stile, della classe, e del buon costume, sperando che riescano a risorgere dalle proprie ceneri come la fenice.
Io, resto agghiacciato, e siedo sulla riva del fiume, come nell’adagio orientale.
Ringrazio le persone che negli anni mi sono state accanto e mi hanno aiutato a crescere e a restare curioso mantenendo viva quella fiamma che è la ricerca della felicità.
Segui la filosofia Supastition: “All my life they told me, save your money for a rainy day, but I always end up buying things that take the pain away” spero che la metafora sia cristallina…ed in caso non lo fosse la esplico..i giorni di pioggia = eventi traumatici..le fiches sono dalla tua parte, ma le bruci perchè per mandar via il dolore è più facile spenderle tutte subito…in questi casi il senso di giustizia/vendetta è impetuoso.
Sii più Eraclito e meno Parmenide…Panta rei os potamòs <3
What more can I say? boh, forse qualcosa la posso dire. La prima è
“You was jealous it’s all your fault”
la seconda è
“so step up if you wanna get hurt, RAP NOW IS A CIRCUS OF CLOWN”
we don’t stop, cause we can’t stop, diceva Puff Daddy…P. Diddy…Pappa Diddy Pop (cit.)
L’importante è essere sempre “one step Ahead”!
Rientra tutto nella logica delle novità: le novità sono tali perché durano un secondo, ma in quel secondo si fanno notare e si fanno seguire. Che ci sia la massa che dietro cerca di inseguire è la prova che quel che hai fatto funzionato, ha lasciato il segno.
Non ci sono gerarchie, e se ci sono son fatte per essere distrutte (non mi dire che non ti sei ispirato a nessuno che è venuto prima di te?).
L’importante è dimostrarsi sempre JUST ONE STEP AHEAD. Che la massa segua!
Io sono sempre stato “ispirato”. Non l’ho mai nascosto e mai lo farò, anzi, dirò di più: ogni qual volta posso faccio tributo a quelle persone che mi hanno ispirato. È questa la “gerarchia” di cui parlo. Quando faccio qualcosa, in questo senso, un occhio di riguardo per quelle persone, coinvolgendole, ove possibile, per me resta un obbligo morale (oltre che un piacere personale). Il mio dispiacere, nasce quando questo “Step ahead” viene calpestato, per essere poi riportato in auge, quando tocca a me “fare favori”, un po’ come dire due pesi, due misure.
L’allievo supera il maestro, vero! solo che in questo caso mi sento come in Kill Bill, quando Elle Driver avvelena Pai Mei (ovvio che poi lui le strappa l’occhio!!!). Ecco direi più Beatrix Kiddo e meno Elle Driver